Recensioni incentivate: cosa è lecito e cosa no

TikJoy Editorial Team24 agosto 20266 min di lettura

Regalare uno sconto a chi lascia una recensione non è, di per sé, vietato dalla legge italiana. Condizionare quel premio al fatto che la recensione sia positiva lo è, e ricade tra le pratiche commerciali scorrette che l'AGCM sanziona da 5.000 euro fino a 10 milioni. Ma il punto che manda fuori strada quasi tutti è un altro: anche quando la legge te lo consentirebbe, Google e Trustpilot vietano gli incentivi alle recensioni comunque, a prescindere dal tono richiesto. La domanda operativa quindi non è "posso incentivare?" ma "su quale piattaforma finirà questa recensione?".

Questa guida spiega che cosa vieta davvero il Codice del Consumo dopo la Direttiva Omnibus, dove passa la linea tra incentivo lecito e condizionamento, perché il regolamento delle piattaforme è il vincolo più stretto della norma, che cosa comporta il "gating" e come costruire un programma premi che regga su entrambi i piani. Queste sono informazioni generali e non una consulenza legale: fai validare il tuo programma da un professionista.

Che cosa dice la norma italiana

Il D.Lgs. 26/2023, in vigore dal 2 aprile 2023, ha recepito in Italia la Direttiva (UE) 2019/2161 — la cosiddetta Direttiva Omnibus — modificando il Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005). Sul tema recensioni ha aggiunto all'articolo 23, l'elenco delle pratiche considerate in ogni caso ingannevoli, tre condotte:

  • affermare che le recensioni di un prodotto sono state inviate da consumatori che lo hanno effettivamente usato o acquistato senza aver adottato misure ragionevoli e proporzionate per verificarlo;
  • incaricare un terzo di inviare recensioni o apprezzamenti falsi;
  • falsare le recensioni dei consumatori o gli apprezzamenti sui social per promuovere un prodotto.

Che siano nella lista nera dell'articolo 23 è la parte che conta: sono pratiche vietate di per sé, senza che serva dimostrare che il consumatore medio sia stato effettivamente ingannato. Le sanzioni AGCM per pratiche commerciali scorrette vanno da 5.000 a 10 milioni di euro.

C'è una conseguenza operativa che spesso sfugge: la prima condotta non riguarda chi scrive le recensioni ma chi le espone. Se sul tuo sito scrivi "recensioni verificate dei nostri clienti", devi poter dimostrare il processo di verifica. Non è un obbligo di risultato, è un obbligo di misure ragionevoli — ma "nessuna misura" non lo soddisfa.

Dove passa la linea: premiare l'atto, non il giudizio

La norma italiana non vieta espressamente l'incentivo in quanto tale, ma condizionarlo al giudizio fa scivolare l'operazione dentro il "falsare le recensioni". Il quadro è lo stesso che negli Stati Uniti la FTC ha codificato in modo esplicito nella sua Consumer Reviews and Testimonials Rule (16 CFR Part 465, in vigore dal 21 ottobre 2024), dove il divieto colpisce l'incentivo subordinato all'espressione di un sentiment determinato. Se vendi anche negli USA, quel testo ti si applica direttamente ed è la formulazione più chiara in circolazione.

Tradotto in pratica: "10 euro a chi recensisce l'acquisto" è un'impostazione difendibile. "10 euro per una recensione a 5 stelle" no. E nemmeno "10 euro se ti sei trovato bene".

Il condizionamento implicito conta quanto quello esplicito. Se il premio lo eroghi solo a chi ha lasciato 4 o 5 stelle, la condizione l'hai creata, indipendentemente da come era scritta l'offerta. Se la pagina del premio mostra cinque recensioni entusiaste accanto al form, il messaggio è leggibile. Il criterio non è la formula usata, è se il cliente ha capito che la recensione favorevole era il prezzo del premio.

L'unico assetto solido è un incentivo davvero indifferente all'esito: stesso premio per una stella e per cinque, erogato all'invio e mai revocato, con il contenuto lasciato al cliente.

Il gating: legale non significa permesso

Il "review gating" — sondare prima i clienti e invitare a pubblicare solo i soddisfatti — viene spesso descritto come vietato. In Italia non esiste una norma che lo nomini, e negli Stati Uniti la stessa FTC chiarisce che la sua regola non lo vieta direttamente.

È una rassicurazione più piccola di quanto sembri. Selezionare chi invitare può comunque configurare una pratica ingannevole se il risultato è presentare come spontaneo un quadro costruito; e se dal filtrare gli inviti si passa a sopprimere le recensioni negative già ricevute, si rientra nel "falsare le recensioni" a pieno titolo. Soprattutto: la piattaforma su cui stai facendo gating può vietarlo anche dove la legge tace.

Il vincolo più stretto sono le piattaforme

Questa è la parte che le guide legali saltano. Anche con un incentivo perfettamente neutro rispetto al giudizio e pienamente lecito, la piattaforma può rimuovere le recensioni e penalizzare la scheda.

Google. Le policy sui contributi vietano di offrire "incentivi — come pagamenti, sconti, beni o servizi gratuiti — in cambio della pubblicazione di una recensione o della modifica o rimozione di una recensione negativa". Non esiste un'eccezione per l'incentivo neutro: i contenuti "pagati, direttamente o in natura" sono trattati come coinvolgimento falso. Nel 2026 l'applicazione si è fatta più severa, e le conseguenze vanno dalla rimozione delle recensioni alla sospensione del profilo. In concreto: sulle recensioni Google non si incentiva, punto.

Trustpilot. Puoi invitare i clienti a recensire, ma non offrire incentivi e non invitare solo i clienti soddisfatti: Trustpilot vieta esplicitamente il gating, che la legge invece non nomina.

I marketplace hanno regolamenti propri, e alcuni gestiscono programmi autorizzati (Amazon Vine è il caso noto) proprio perché gli incentivi non autorizzati sono altrimenti vietati. Leggi la policy di quella piattaforma: non si generalizza da una all'altra.

Quando incentivare le recensioni è la mossa sbagliata

Se le recensioni che ti servono sono su Google, o se la tua categoria vive su Trustpilot, la risposta onesta è che un programma di incentivi alle recensioni non ti è disponibile, e nessuna clausola scritta bene lo rende disponibile. Premia il comportamento che puoi premiare: un video pubblicato dal cliente sul suo profilo, una segnalazione a un amico, un riacquisto. Quelle attività ricadono nelle regole su pubblicità e comunicazioni commerciali — dove la trasparenza rende la pratica legittima — e non nei regolamenti delle piattaforme di recensioni, che l'incentivo lo vietano a monte.

Ed è anche la scelta commercialmente migliore più spesso di quanto si creda. Una media di 5 stelle comprata è un asset debole: converte peggio di un 4,3 con testi veri, e regge finché la piattaforma non passa a fare pulizia.

Come costruire un programma che regge

Decidi prima la superficie, poi il meccanismo. Premia l'atto e mai il giudizio, e scrivilo nel regolamento. Eroga in modo identico a prescindere dalla valutazione, e conserva le prove di averlo fatto. Se il premio crea un legame rilevante — un video di un creator, un post affiliato, la testimonianza di un dipendente — va dichiarato in modo chiaro dentro il contenuto, non in bio o su una pagina collegata. Non sollecitare recensioni a dipendenti o loro familiari senza dichiararlo. E non subordinare mai nulla alla rimozione o alla modifica di una recensione negativa.

Il cashback di TikJoy premia contenuti pubblicati dal cliente sul proprio canale, non recensioni su piattaforme terze: l'incentivo resta così dal lato della linea in cui la regola è la trasparenza e non il divieto. Se operi in un settore regolamentato, la nostra panoramica compliance mostra come questi principi si incrociano con le regole pubblicitarie di categoria.

Domande frequenti

È legale in Italia dare uno sconto a chi lascia una recensione?

Non esiste una norma che vieti l'incentivo in quanto tale, ma condizionarlo al fatto che la recensione sia positiva fa rientrare l'operazione tra le pratiche che falsano le recensioni, vietate in ogni caso dall'articolo 23 del Codice del Consumo dopo il D.Lgs. 26/2023. La condizione conta anche se implicita, ad esempio se eroghi il premio solo a chi ha lasciato quattro o cinque stelle. Questa non è una consulenza legale.

Che cosa ha cambiato la Direttiva Omnibus sulle recensioni?

Il D.Lgs. 26/2023, in vigore dal 2 aprile 2023, ha recepito la Direttiva (UE) 2019/2161 aggiungendo all'articolo 23 del Codice del Consumo tre pratiche sempre ingannevoli: dichiarare che le recensioni provengono da chi ha davvero acquistato senza aver adottato misure ragionevoli e proporzionate per verificarlo, incaricare terzi di inviare recensioni o apprezzamenti falsi, e falsare recensioni o apprezzamenti sui social per promuovere un prodotto.

Quali sanzioni rischia chi pubblica recensioni false o incentivate?

Si tratta di pratiche commerciali scorrette e la competenza è dell'AGCM, che può irrogare sanzioni da 5.000 euro fino a 10 milioni di euro. Trattandosi di pratiche inserite nella lista dell'articolo 23, sono vietate di per sé: non occorre dimostrare che il consumatore medio sia stato effettivamente ingannato.

Posso incentivare le recensioni su Google?

No. Le policy di Google vietano di offrire incentivi come pagamenti, sconti o beni e servizi gratuiti in cambio della pubblicazione di una recensione o della modifica o rimozione di una recensione negativa. Non c'è alcuna eccezione per gli incentivi neutri rispetto al giudizio, e le conseguenze vanno dalla rimozione delle recensioni alla sospensione del profilo.

Che cosa posso premiare al posto di una recensione?

I comportamenti che ricadono nelle regole su pubblicità e comunicazioni commerciali invece che nei regolamenti delle piattaforme di recensioni: un video pubblicato dal cliente sul proprio profilo social, una segnalazione a un amico, un riacquisto. Richiedono di dichiarare in modo chiaro il legame commerciale dentro il contenuto stesso, ma l'incentivo non è vietato a monte come lo è sulle recensioni Google e Trustpilot.

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